Praticare il bene

"Per Platone il bene è il valore assoluto, e se ha un senso parlare di Dio, lo ha in quanto Dio è l’Idea sussistente del bene, laddove il termine Idea non designa certo l’opinione soggettiva, bensì il livello più alto dell’essere, quello non sottoposto alla corruzione del tempo, quel livello a cui si riferiva Wittgenstein nel Tractatus logico-philosophicus scrivendo: «La risoluzione dell’enigma della vita nello spazio e nel tempo è fuori dello spazio e del tempo».

Per Aristotele e per gli stoici la generosità è una delle virtù supreme. Si legge nell’Etica Nicomachea: «La caratteristica specifica della virtù consiste nel fare il bene piuttosto che nel subirlo», e Marco Aurelio dichiara: «La benevolenza è invincibile».

Gesù dirà: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra», esattamente per insegnare di compiere il bene rispettando la sensibilità di chi lo riceve. E quasi due secoli dopo Gesù, Marco Aurelio dirà: «Dobbiamo essere di quelli che, per così dire, fanno del bene senza saperlo».

A proposito di Gesù, egli sintetizza tutto il senso della religione nell’amore per Dio e per il prossimo e fa della pratica concreta del bene il criterio decisivo per l’ingresso in quella dimensione dell’essere da lui denominata «regno di Dio» e a cui alludeva Wittgenstein scrivendo «fuori»."

Tratto da "La forza di essere migliori" di Vito Mancuso

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